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venerdì 1 giugno 2012

Crostatine con crema di latte e mirtilli

 Alzatina Easy Life Design


Non è un dolce light, ammesso che ne esistano :D , c'è la frolla burrosa ma la crema è davvero ottima e leggera, non contiene nè uova nè burro nè zucchero eccessivo. La ricordate? Ne avevo parlato in un post apposito.
La uso per fare la cuccìa (dolce tipico siciliano in occasione del 13 dicembre) ma prima di vederla sul blog di Luna Nerazzurra non avevo mai pensato di usarla per farcire altri tipi di dolci. E' davvero una crema buonissima e proprio perchè priva di uova è anche più adatta al periodo estivo!



Le crostatine hanno una frolla super collaudata, non la cambio da almeno un anno e mezzo, è croccante e friabile al tempo stesso. I mirtilli poi... sono un vero peccato di gola, fantastici!



Crostatine con crema di latte e mirtilli

Ingredienti per circa 10 crostatine:

Per la frolla:
200 gr di farina 00
100 gr di burro
75 gr di zucchero extrafine Eridania
2 tuorli
La scorza grattugiata di un pò d'arancia
Un pizzico di sale
1 cucchiaino raso di lievito per dolci

Per la crema:
300 ml di latte
30 gr di amido di mais ("maizena")
40 gr di zucchero extrafine Eridania (va bene anche 50-55 gr se non si usa frutta sciroppata successivamente)
La scorza grattugiata di un pò di arancia


Procedimento

Per la frolla:
1) Partire con burro morbido lasciato a temperatura ambiente o scaldato pochi secondi al microonde, tagliarlo a pezzetti
2) Versarlo in una ciotola insieme a poca scorza d'arancia grattugiata (uso una grattugia speciale)
3) Unire lo zucchero
4) Lavorare il tutto strizzando con le mani fino a far amalgamare burro e zucchero
5) Aggiungere i tuorli e amalgamarli con una frusta manuale fino ad incorporarlo
6) A parte disporre a fontana su una spianatoia la farina, il pizzico di sale e il lievito
7) Al centro della fontana versare il composto di burro
8) Lavorare il tutto velocemente con le punte delle dita. Si deve arrivare a formare un bel panetto compatto
9) Spianare la pasta leggermente mettendola tra due fogli di carta forno e farla riposare in frigorifero per un'oretta
10) Riprendere la pasta, spianarla meglio con un mattarello arrivando a 4-5 mm di altezza
11) Ricavare tanti dischetti in modo da rivestire gli stampi per crostatine (non servirà ungerli perchè la pasta contiene già del burro)
13) Premere sui bordi per fare aderire bene la pasta (io ho usato un rullo apposito)
14) Bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta
15) Adagiare sopra dei dischetti di carta forno e ricoprili con qualcosa che abbia un peso, legumi secchi o sale grosso (serviranno a mantenere la pasta chiara e piatta, senza bolle d'aria)
16) Cuocere le crostatine in forno, già caldo, a 180° per 15 minuti
17) Eliminare la carta da forno e i legumi secchi e lasciar raffreddare le crostatine

Grattugia Microplane

Per la crema:
1) In un tegamino versare l'amido, lo zucchero e la scorza grattugiata d'arancia
2) Unire a filo il latte e mescolare con una frusta per amalgamare gli ingredienti ed eliminare i grumi
3) Adesso accendere il fuoco medio-basso e mescolare, sempre con una frusta, fino a quando la crema non si sarà ben addensata (serviranno circa 5 minuti)
4) Far intiepidire la crema, mescolando spesso, in modo che non gelifica troppo



Per l'assemblaggio finale:
1) Estrarre le crostatine ormai fredde dagli stampi
2) Spalmare un sottile strato di crema
3) Ricoprire la superficie con i mirtilli sciroppati precedentemente sgocciolati dallo sciroppo in eccesso

Io ho usato foglioline di ostia per puro scopo decorativo :)

Stampi per crostatine linea Keramia Guardini
Rullo Stendi pasta I Genietti (IPAC)



E partecipo e invito voi a partecipare alla raccolta "L'Albero Goloso", inviatemi le vostre ricette di dolci. Le migliori (scelte da 5 blogger, compresa me) verranno utilizzate per realizzare un e-book di cui i proventi della vendita verranno devoluti alla fondazione "Città della Speranza" che finanzia il centro di oncoematologia pediatrica di Padova e all'interno dello stesso contribuisce alla ricerca scientifica.
In questo post trovate tutte le informazioni e le regole del contest.






E così partecipo al contest "Lo spuntino di mezzanotte" organizzato dal blog "Pasticciando tra i fornelli" 

 



E così partecipo al contest "Riscopriamo la primavera in tavola" organizzato dal blog "La Pasticciona"


sabato 24 marzo 2012

Crema light senza uova nè burro


Una crema davvero ottima pur non contenendo nè uova nè burro nè zucchero eccessivo.
Una versione simile la uso per fare la cuccìa (dolce tipico siciliano in occasione del 13 dicembre) oppure quando voglio una crema buona ma senza uova.
Questa ricetta in particolare è di Luna, che ringrazio tantissimo. L'ho usata per farcire delle crostatine e devo dire che con la frolla si abbina perfettamente, ma andrebbe bene anche per un dolce al cucchiaio o per una farcia dolce qualsiasi (ad esempio per i bignè).

Crema light senza uova nè burro
 
Ingredienti:
500 gr di latte
2 cucchiai colmi di amido di mais (o fecola di patate)
4 cucchiai di zucchero
La scorza grattugiata di un pò di limone o arancia

Procedimento
1) In un tegamino versare l'amido, lo zucchero e la scorza grattugiata d'arancia
2) Unire a filo il latte e mescolare con una frusta per amalgamare gli ingredienti ed eliminare i grumi
3) Adesso accendere il fuoco medio-basso e mescolare, sempre con una frusta, fino a quando la crema non si sarà ben addensata (serviranno circa 5 minuti)
4) Far intiepidire la crema, mescolando spesso, in modo che non gelifichi troppo

mercoledì 14 dicembre 2011

Santa Lucia: cuccìa con crema di latte, cannella e gocce di cioccolato

Ciotoline Decorfood Italy


La leggenda racconta che molto tempo fa i cittadini di Palermo (o di Siracusa?) subirono una tremenda carestia, la fame era tanta e tutti ormai avevano perso ogni speranza di salvezza. Un giorno, il 13 dicembre, improvvisamente ci fu il miracolo. Da lontano si vide arrivare una nave misteriosa carica di grano. Affamati e felici i palermitani si gettarono sul grano, portandoselo a casa per cucinarlo, così com’era, intero, senza averlo macinato prima. Era il 13 dicembre, il giorno di Lucia, la santa martire di Siracusa. Da quel giorno in tutta la Sicilia si festeggia e si omaggia la santa che ha salvato i Siciliani dalla fame.

La cuccìa non è altro che un dolce tipico palermitano a base di grano, condito con una crema di latte o di ricotta o per una versione ancor più golosa con una crema di cioccolato. Ogni famiglia ha la sua variante, chi mette la cannella, chi no. Chi mette la zuccata e chi solo i pezzi di cioccolato. Insomma il 13 dicembre niente pasta, niente pane, il grano viene usato intero, così com'è,  questo spiega anche perchè si è soliti preparare le arancine.

Perchè si chiama "cuccìa"? Perchè nel dialetto siculo per dire chicco si usa il termine cocciu.


Potrebbe sembrare un dolce strano dato che è composto da un cereale ma vi fidate se vi dico che è buonissimo!?
Mia madre lo prepara ogni anno e mi è sempre piaciuto tanto, così quest'anno, seguendo la sua ricetta, ho deciso di prepararlo io.
Si può servire nei piatti, nei bicchieri... io l'ho servita in piccole ciotoline, in modo da seguire la tradizione ma con un pizzico di modernità a tavola.


 
Ciotoline Decorfood Italy


Cuccìa con crema di latte, cannella e gocce di cioccolato

Ingredienti:
250 gr di grano di frumento (o normale o precotto, a voi la scelta)

Per la crema di latte o biancomangiare:
650 gr di latte intero
80 gr di zucchero
50 gr di amido di frumento (va bene anche di mais)
La buccia intera di 1 limone grande
1/2 stecca di cannella
q.b. di cannella in polvere
q.b. di gocce di cioccolato (abbondate pure!)

* per 400 gr di grano ho aumentato del 30% la dose di crema


Procedimento

Per la preparazione del grano:
Se non si parte da grano precotto si dovrà tenere il grano in acqua per 2-3 giorni, cambiando l'acqua di tanto in tanto, poi si dovrà cuocere in acqua calda leggermente salata per un'oretta nella pentola a pressione o per più di 2 ore nella pentola normale. Il chicco dovrà essere cotto ma sodo, quasi al dente.
Se invece il grano è precotto cuocere per i minuti indicati nella confezione (in questo caso non serve l'ammollo) e aggiungere solo un pizzico di sale. Una volta cotto scolarlo dall'acqua e lasciarlo raffreddare.

Per la crema di latte o biancomangiare:
In un pentolino versare l'amido (meglio se setacciato), lo zucchero e a poco a poco il latte. Mescolare con una frusta in modo da amalgamare, a freddo, gli ingredienti. Unire la buccia intera di limone (solo la parte gialla!) e la stecca di cannella intera. Accendere la fiamma e mescolare continuamente, a fiamma moderata, fino ad addensamento (si dovrà ottenere la consistenza della besciamella). Togliere dal fuoco e rimuovere la cannella e la buccia di limone.

Per la cuccìa:
Unire il grano alla crema di latte mescolando per amalgamare (io mi sono aiutata con il cucchiaio in silicone Le Creuset) e versare tutto in una ciotola o in piattini o in pirottini monodose.
Unire le gocce di cioccolato e la cannella in polvere lasciando tutto in superficie altrimenti la crema calda farà sciogliere il cioccolato. Per scongiurare l'inconveniente basterà far intiepidire il dolce, farlo raffreddare in frigo e aggiungere solo alla fine le gocce di cioccolato amalgamandole al dolce

La cuccìa è buona sia tiepida che fredda di frigorifero.

Cucchiaio in silicone Le Creuset

martedì 13 dicembre 2011

Santa Lucia: arancine



La storia di Santa Lucia è tanto crudele, ma anche bellissima se si pensa a quanto sia stata profonda la sua fede.

Siamo nel IV secolo, in Sicilia, a Siracusa. Lucia è una giovane donna di una buona famiglia, fidanzata ad un concittadino e destinata ad un buon futuro di moglie e madre. La mamma si ammala e Lucia si reca in preghiera a Catania, sulla tomba di Sant'Agata, per invocarne la guarigione. Qui la Santa le appare e le chiede di dedicare la sua giovane vita all'aiuto dei più poveri e deboli, predicendole il martirio.
Lucia torna a Siracusa e trova la mamma guarita. Rompe il fidanzamento, e decide di andare tra i poveretti che stanno nelle catacombe, con una lampada alla testa, e di donare loro tutta la sua dote.
Il fidanzato non comprende, si arrabbia e decide di vendicarsi, denunciando pubblicamente quella che avrebbe dovuto essere la sua futura sposa, con l'accusa di essere cristiana.
Sono anni di persecuzione dei cristiani, sotto l'imperatore Diocleziano.
Lucia ammette e ribadisce la sua fede, irremovibile anche sotto tortura, affermando che la sua forza viene non dal corpo, ma dallo spirito. Al momento di portarla via, l'esile corpo da ragazzina assume una forza miracolosa e né uomini, né buoi, né il fuoco, né la pece bollente riescono a smuoverla. Viene così condannata a morte.

Non si sa bene come perse gli occhi, qualcuno dice che gli vennero strappati prima di ucciderla.
Per la chiesa infatti è la protettrice degli occhi e della vista.

E pochi giorni fa andando a Venezia ho visto che i suoi resti giaciono lì, precisamente nel Sestiere di Cannaregio.

Per mantenere la tradizione e non mangiare pasta ecco 2 cose tipiche: le arancine e la cuccìa che vi mostrerò al prossimo post.



Le arancinE (scusate il maiuscolo ma il vero nome è femminile, deriva da piccola arancia) in Sicilia sono davvero un classico, si trovano in ogni bar e friggitoria tutto l'anno, si mangiano nei mesi freddi e nei mesi caldi e non subiscono la moda del periodo perchè vengono divorate da grandi e piccoli. Ormai ne esistono di tutti i tipi ma per me le vere arancine devono essere al burro o alla carne. Purtroppo io non mangio il prosciutto cotto, che ahimè si trova nel ripieno di molta della rosticceria palermitana, e proprio per questo quando preparo questo genere di cose in casa finalmente posso gustarmi un'arancina senza scartare il prosciutto, ecco perchè in foto vedrete solo un ripieno bianco.




Arancine palermitane


Ingredienti per 18 arancine grandi (ovvero di dimensione standard):
 

Per il riso:
1 kg di riso (originario o arborio o addirittura parboiled ma è una variante) 

2 lt di acqua
4 dadi vegetali o classici (meglio se fatti in casa)
2 bustine di zafferano
Una presa di sale

2 cucchiai di parmigiano o grana grattugiato (si può arrivare fino a 200 gr)
50 gr di burro
Una generosa macinata di pepe nero Tec-Al

Per il ripieno di carne:
150 gr di carne di manzo trita
q.b. di vino rosso
100 gr di piselli
3 cucchiai di besciamella
100 gr di passata di pomodoro Mutti

Per il ripieno al burro:
30 gr di burro tagliato a dadini
100 gr di prosciutto
200 gr di besciamella
2 cucchiai di parmigiano o grana grattugiato

Per la pastella:
250 gr di acqua
150 gr di farina 00 Rosignoli Molini
2 cucchiaini di sale

Altro:
q.b. di pan grattato
q.b. di olio di semi per friggere (per me il migliore è quello di arachidi)




Procedimento:

Per la cottura del riso:
Versare riso, acqua, dadi, zafferano e burro in un tegame. Non mescolare. Il riso sarà cotto quando avrà assorbito tutta l'acqua (poco prima mescolare per vedere se è cotto o se una parte rischia di rimanere attaccato sul fondo). Fuori dal fuoco unire il grattugiato e abbondante pepe nero. Mettere il riso ottenuto in un piano a raffreddare velocemente. Poi coprire con pellicola e far riposare in frigorifero fino all'indomani. (Ovviamente possono bastare un paio d'ore).

Per il ripieno al burro:
Preparare la besciamella, coprirla con pellicola e metterla da parte a raffreddare.

Avvolgere un pezzettino di mozzarella in una fettina di prosciutto preparando dei "cartoccini", poi tagliare a pezzetti. Quando si prepareranno queste arancine si spalmerà sulla conca di riso un po' di besciamella e poi si metterà un cubetto di ripieno.

Per il ripieno di carne:
In un tegame scaldare dell'olio. Unire i due tipi di carne e farle rosolare bene insieme all'alloro. Sfumare col vino. Insaporire con sale e pepe. Unire il sugo e lasciar proseguire la cottura con un pizzico di zucchero. Coprire con un coperchio e aggiungere un pò di brodo caldo (o acqua) in modo da cuocere, a fiamma bassa, per circa 30-40 minuti. Nel frattempo in un altro pentolino cuocere i piselli con un filo d'olio e un goccino d'acqua. A fine cottura scolarli e unirli alla carne quasi cotta. Amalgamare un po' di besciamella fredda.

Per le arancine:
In una ciotola versare il pan grattato.
Per la pastella unire acqua, farina e sale, mescolando con una frusta.
Preparare il piano di lavoro per il procedimento: riso-condimento-pastella-pan grattato. Preparare anche una ciotola con dell’acqua che servirà a inumidire spesso le mani.
Cominciare a preparare le arancine: si prende un pugnetto di riso, si crea una piccola conca, si mette il condimento e si chiude con un altro po’ di riso, le mani devono essere sempre umide (è importantissimo per compattare il riso e non farlo sfaldare durante la cottura!). Lavare le mani ogni volta in acqua per evitare che si formino grumi. Le arancine di carne saranno rotonde. Le arancine al burro saranno ovali.

Per la panatura:
Spalmare un pò di pastella su un'arancina per volta. Scolarla bene con uno strumento apposito. Rotolarla sul pan grattato ricompattando bene la forma. Di tanto in tanto il pan grattato va setacciato in modo da eliminare tutti i grumi e renderlo ben asciutto.
Disporre le arancine in un vassoio man mano che si formano, in modo che nel frattempo possano riposare una mezzoretta. (Si possono preparare un giorno prima e tenere in frigo oppure congelare in questa fase, prima della frittura).

Per la frittura:
Scaldare l'olio portandolo a 170°C, calare poche arancine per volta. Saranno cotte quando saranno ben dorate. Adagiarle su carta assorbente. 






 

Consigli:
- Non mettete mai più di 3 o 4 arancine per volta, sia che usiate la friggitrice, sia che usiate la padella alta con cestello
- Le arancine possono essere preparate e fatte riposare in frigorifero senza friggerle, coperte da pellicola, andranno ripassate nel pan grattato e fritte soltanto all’ultimo momento per garantire la croccantezza tipica del fritto

- Potrebbe avanzarvi del condimento, è difficile capire l'esatta quantità poichè tutto dipende da quanto se ne mette di volta in volta. La parte avanzata sarà perfetta per condire un sugo per la pasta
- Si possono usare svariati tipi di riso, il più indicato è l'originario ma io adoro anche il parboiled, che viene generalmente sconsigliato perchè non contiene amido


Aggiornamento 2015-2016. La novità degli ultimi tempi sembra essere l'arancinotto, uno stampo che facilita la formazione delle arancine, è comodissimo e ovviamente non potevo non collaudarlo.


lunedì 13 dicembre 2010

Arancine per Santa Lucia

13 dicembre: Santa Lucia. A Palermo la tradizione vuole che non si mangi nè pasta, nè pane, nè qualsiasi cosa fatta con il grano macinato, infatti si mangiano le panelle, le arancine e la cuccìa.
Se vi state chiedendo cosa sia la cuccìa vi dico che si tratta di grano, messo in acqua 24 ore prima di mangiarlo, bollito e condito in modo diverso a seconda dei paesi. Mia madre la fa buonissima con latte, cannella e cioccolato... fenomenale!! Peccato che non avremo il tempo nè di farla nè di mangiarla.



La leggenda racconta che molto tempo fa i cittadini di Siracusa subirono una tremenda carestia, la fame era tanta e tutti ormai avevano perso ogni speranza di salvezza. Un giorno, il 13 dicembre, improvvisamente, ci fu il miracolo. Da lontano si vide arrivare una nave, misteriosa, carica di grano. Affamati e felici i siracusani si gettarono sul grano, portandoselo a casa per cucinarlo, così com’era, intero, senza averlo macinato prima. Era il 13 dicembre, il giorno di Lucia, la santa martire di Siracusa. Da quel giorno in tutta la Sicilia si festeggia e si omaggia la santa che ha salvato i Siciliani dalla fame, mangiando la cuccìa.


La storia di Santa Lucia invece è tanto crudele, ma anche bella se si pensa a quanto sia stata profonda la sua fede.

Siamo nel IV secolo, in Sicilia, a Siracusa. Lucia è una giovane donna di una buona famiglia, fidanzata ad un concittadino e destinata ad un buon futuro di moglie e madre.
La mamma si ammala e Lucia si reca in preghiera a Catania, sulla tomba di Sant'Agata, per invocarne la guarigione. Qui la Santa le appare e le chiede di dedicare la sua giovane vita all'aiuto dei più poveri e deboli, predicendole il martirio.
Lucia torna a Siracusa e trova la mamma guarita. Rompe il fidanzamento, e decide di andare tra i poveretti che stanno nelle catacombe, con una lampada alla testa, e di donare loro tutta la sua dote.
Il fidanzato non comprende, si arrabbia e decide di vendicarsi, denunciando pubblicamente quella che avrebbe dovuto essere la sua futura sposa, con l'accusa di essere cristiana.
Sono anni di persecuzione dei cristiani, sotto l'imperatore Diocleziano.
Lucia ammette e ribadisce la sua fede, irremovibile anche sotto tortura, affermando che la sua forza viene non dal corpo, ma dallo spirito. Al momento di portarla via, l'esile corpo da ragazzina assume una forza miracolosa e né uomini, né buoi, né il fuoco, né la pece bollente riescono a smuoverla. Viene così condannata a morte.

Non si sa bene come perse gli occhi, qualcuno dice che gli vennero strappati prima di ucciderla.
Per la chiesa infatti è la protettrice degli occhi e della vista.


Non vi lascio nessuna nuova ricetta, vi riporto, se vi va, a quella postata mesi fa sulle buonissime arancine palermitane.


http://dolcemente-salato.blogspot.com/2010/06/arancine.html